Da LinkedIn
Correlazione non significa causalità
Capita spesso di vedere relazioni tra due variabili per cui, quando una cambia, è probabile che cambi anche l'altra. Si chiama "correlazione".
In certe circostanze è un metodo potentissimo per capire i fenomeni, ma dobbiamo sempre ricordare che correlazione non significa causalità!

Sono pieni gli archivi di esempi famosi di correlazioni cosiddette "spurie". I dati demografici dal 1999 al 2009 mostrano, per esempio, che il numero di suicidi per impiccagione, strangolamento e soffocamento negli Stati Uniti è correlato in modo strettissimo (99,4%!) con il numero di avvocati in North Carolina. Sono gli avvocati in qualche modo responsabili dei suicidi, o sono i suicidi a far crescere il numero di avvocati in North Carolina?
E ancora: negli ultimi quarant'anni le emissioni di CO2 sono strettamente correlate con l'indice di massa corporea medio (crescono entrambi in modo esponenziale). È la CO2 che ci fa ingrassare, o sono le persone in sovrappeso le responsabili di queste emissioni?
Ultimo esempio: diversi studi mostrano una forte correlazione tra il tempo passato a giocare a videogiochi violenti e i comportamenti aggressivi negli adolescenti. I videogiochi violenti favoriscono davvero i comportamenti aggressivi?
I primi due esempi erano chiaramente estremi, ma non mi sorprenderebbe se leggendo il terzo il vostro cervello fosse passato a una mentalità completamente diversa. Probabilmente avete pensato: sì, i videogiochi violenti favoriscono i comportamenti aggressivi.
Ma non potrebbe essere anche il contrario, cioè che gli adolescenti con comportamenti aggressivi tendano a giocare di più ai videogiochi violenti? O che crescano entrambi, comportamenti aggressivi e tempo di gioco, per una terza causa comune?
Personalmente non lo so.
Quello che so è che dobbiamo sempre ricordare che, davanti a dati complicati e confusi, il cervello umano cerca disperatamente una scorciatoia per arrivare a una soluzione usando meno energia possibile. Così siamo continuamente influenzati da bias cognitivi, semplificazioni, ipotesi e schemi di pensiero irrazionali che spesso portano a conclusioni sbagliate.
Oggi, con tutti i dati disponibili e facili da mettere insieme (magari con l'intelligenza artificiale, che troverà in automatico tonnellate di queste relazioni), e con le "data-driven decision" diventate il mantra per gestire le aziende, la trappola è in agguato più che mai.
Non fatevi ingannare: state attenti!